La circolazione delle informazioni alla base del sistema di allerta rapida, cittadini i migliori alleati per la salvaguardia dello scoiattolo rosso.

Intervista a Dario Capizzi, funzionario della Regione Lazio, che si occupa di gestione, conservazione, monitoraggio e di impatto delle attività umane della biodiversità. Nell’ambito del Progetto LIFE U-SAVEREDS, segue soprattutto le attività di Early Warning, che vuol dire allerta rapida. Si tratta, in sostanza, di vigilare affinché eventuali scoiattoli grigi che dovessero uscire dal territorio umbro vengano immediatamente individuati. Inoltre, si occupa delle attività che riguardano la riduzione del rischio di impatto delle derattizzazioni per le popolazioni di scoiattolo rosso.

Dario, come mai anche la Regione Lazio partecipa al progetto U-Savereds? La presenza dello scoiattolo grigio non riguarda solo una zona molto circoscritta dell’Umbria?

La Regione Lazio partecipa al progetto perché è molto preoccupata della possibilità che il nucleo umbro possa espandersi e diffondersi anche nel Lazio e nelle regioni immediatamente adiacenti all’Umbria. Lo scoiattolo grigio è una specie che si sposta velocemente, soprattutto nelle zone boscate. Nel Lazio abbiamo una grande esperienza con le problematiche delle specie aliene invasive, e cerchiamo di adoperarci prima che le conseguenze siano irreparabili. In altre parole, la nostra filosofia è: prevenire è meglio che curare.

Quali sono le attività che svolge la regione Lazio nell’ambito del progetto?

Nel progetto siamo stati incaricati di organizzare e attivare le attività di sorveglianza per individuare tempestivamente eventuali espansioni del nucleo di scoiattolo grigio, al momento presente solo in Umbria. Ciò viene fatto tramite seminari e incontri tecnici, ma anche diffondendo il volumetto che abbiamo realizzato appositamente (Opuscolo “Early Warning System and Rapid Response”). E’ il primo esempio in Italia, crediamo che sia un’attività molto importante. Inoltre, ci occupiamo anche di ridurre il rischio di impatto delle derattizzazioni urbane sullo scoiattolo rosso. E’ un settore su cui abbiamo grande esperienza, per esempio stiamo aiutando la protezione civile a gestire il problema dei topi e dei ratti nelle zone colpite dal terremoto.

Ci spieghi perché è importante organizzare un sistema di allarme rapido e di altrettanto rapida risposta per prevenire l’invasione dello scoiattolo grigio nell’Italia Centrale?

Come dicevo poc’anzi, la chiave per contrastare le invasioni biologiche risiede nella velocità e nella tempestività dell’intervento. Quindi, prima si individua la specie invasiva, più possibilità ci sono di impedirne la diffusione. Concettualmente, è come in medicina: una malattia presa in tempo ha buone possibilità di essere curata, se viene affrontata quando è già in fase avanzata, i rischi di non farcela aumentano. Ad esempio, se intervengo contro una popolazione di scoiattolo grigio appena arrivata, dovrò fronteggiare al massimo dieci individui, dopo un anno potrebbero essere cinquanta, se aspetto due anni potrebbero diventare due cento, dopo dieci saranno duemila. E’ quello che è successo in Umbria, dove si è intervenuti quando la popolazione era già cresciuta.

In cosa consiste e come è organizzato il modello di allerta rapida?

Il modello da noi individuato prevede la diffusione delle informazioni ad un pubblico assai variegato. Il criterio è quello di sensibilizzare chiunque abbia possibilità di incontrare la specie, quindi soprattutto chi, per lavoro o per svago, vada speso in giro nelle zone boscate o in campagna. Per esempio, guardiaparco, forestali e cacciatori sono, per ragioni diverse, persone ideali cui affidare la sorveglianza: conoscono gli animali e sono spesso immersi nella natura. Non vanno dimenticati gli agricoltori, gli zoologi e i semplici appassionati. Ciò che si chiede alle persone che appartengono a queste categorie è di fare caso ad eventuali avvistamenti sospetti, e casomai, di comunicarceli tempestivamente. Dopodiché, provvederemo ad effettuare sopralluoghi con il nostro personale, per verificare le segnalazioni pervenute. Il punto chiave del modello è la circolazione delle informazioni. Abbiamo realizzato già due seminari per spiegare il problema ed insegnare a riconoscere la specie invasiva, ma ne abbiamo in programma almeno altrettanti nei prossimi mesi. E’ importante che la gente sia informata, perché le persone possono diventare i nostri migliori alleati.

Cosa possono fare i cittadini che sospettano di aver avvistato uno scoiattolo grigio nelle aree di confine o al fuori dell’Umbria?

La cosa migliore sarebbe quella di fare una fotografia; se ciò non fosse possibile, cercare comunque di memorizzare alcuni caratteri dell’animale, quali le dimensioni, la presenza o meno di strisce bianche sulla coda, la colorazione del mantello. Poi, devono immediatamente contattarci, saremo noi a verificare nel più breve tempo possibile le loro segnalazioni. Come ho già detto, l’efficacia della risposta dipende molto dalla rapidità con cui si interviene.

*foto: Dario Capizzi (a destra) durante un sopralluogo nelle zone colpite dal Sisma del 24 Agosto 2016